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  • Dal 15 novembre al 3 dicembre 2026

  • 19 giorni, 17 notti

  • Prezzo finito € 6800 + assicurazione

  • Passaporto con scadenza dopo il 03/06/2027

  • Accompagnatore dall’Italia

  • Guida locale parlante italiano

  • Pensione completa

  • Transfer da Padova incluso

  • Volo da Milano, incluso

  • Guwahati, Samdrup Jongkhar, Dewathang, Trashigang, Mongar, Jakar,Trongsa, Gangtey, Punakha, Thimphu, Paro, Delhi

Perché questo tour ti piacerà

Paese profondamente buddhista, il Bhutan affascina con il suo incanto d’altri tempi, con la vitalità della sua cultura tradizionale e con una bellezza naturale che altrove pare ormai perduta. Qui gli dzong e i templi non sono semplici monumenti, ma luoghi vivi, immersi in leggende millenarie che in alcuni casi risalgono al VII secolo; e, fuori dalla capitale, la vita conserva ancora un ritmo misurato, quasi antico, come se il tempo avesse scelto di scorrere più lentamente. Il Bhutan non chiede di essere soltanto visitato: chiede di essere avvicinato con rispetto, perché la sua cultura non è una scenografia, ma una presenza quotidiana.

Poco conosciuto e per lungo tempo appartato, il Bhutan ha alimentato nel mondo un’immagine quasi leggendaria. Nel 2006 BusinessWeek lo collocò al primo posto in Asia fra i Paesi più felici, contribuendo a diffondere su scala globale il tema della Felicità Interna Lorda. Alla guida del Paese vi è una monarchia che ha accompagnato con gradualità la transizione verso la democrazia, culminata nella Costituzione del 2008, che definisce il Bhutan una monarchia costituzionale democratica. In questo quadro si inserisce la filosofia del Gross National Happiness, che non valuta il progresso soltanto in base al PIL, ma al benessere complessivo della popolazione: una visione che il quarto re sintetizzò con chiarezza, sostenendo che una maggiore produzione non ha vero valore se non accresce la felicità delle persone. I quattro pilastri della Felicità Interna Lorda — sviluppo socioeconomico equo e sostenibile, tutela dell’ambiente, salvaguardia della cultura e buon governo — sono oggi articolati in nove domini e in un sistema di indicatori molto ampio, costruito per misurare in modo più fine la qualità della vita.

Questa idea di equilibrio non resta teorica. La Costituzione impone di conservare almeno il 60% del territorio coperto da foreste, e oggi la copertura forestale si mantiene intorno al 70-72%: un dato che fa del Bhutan uno dei Paesi più attenti alla tutela della biodiversità e del paesaggio himalayano. Anche il turismo è stato pensato in questa chiave: dall’apertura controllata del 1974, il regno ha scelto una politica di “High Value, Low Volume”, oggi espressa anche attraverso la Sustainable Development Fee, attualmente fissata a 100 dollari USA per persona per notte per la maggior parte dei visitatori internazionali. L’obiettivo non è favorire il turismo di massa, ma sostenere un modello di viaggio ecologico, rispettoso della cultura locale e capace di finanziare servizi e investimenti pubblici, dalla sanità all’istruzione. In coerenza con la stessa visione, le montagne più alte del Bhutan sono considerate sacre e l’alpinismo è vietato.

Il governo bhutanese ricorda spesso ai visitatori un punto essenziale: entrando in Bhutan non si entra in un museo, ma in una civiltà antica ancora pienamente viva. Per questo monasteri, mercati, cerimonie e festival non sono spettacoli costruiti per lo sguardo del viaggiatore, bensì espressioni autentiche della vita quotidiana. Avvicinarsi a questi luoghi richiede dunque attenzione, rispetto e discrezione. Ed è forse proprio qui, in questa sottile educazione dello sguardo, che si rivela l’essenza più vera del Bhutan: un Paese che ha saputo aprirsi al mondo senza consegnarsi al mondo, custodendo la propria anima senza trasformarla in folclore.

Itinerario

Guwahati
Samdrup Jongkhar
Dewathang
Trashigang
Mongar
Bumthang
Trongsa
Phobjikha
Wangdue
Punakha
Thimphu
Paro
Delhi

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Partenza da Padova con bus riservato fino all’aeroporto di Milano Malpensa. Imbarco su volo di linea Air India AI 138 in partenza alle ore 20.45 per Delhi. Cena e pernottamento a bordo.

Arrivo a Delhi alle ore 09.50. Nel pomeriggio proseguimento con il volo di linea Air India AI 1755 per Guwahati, con partenza alle 14.25 e arrivo alle 17.15. Trasferimento con pullman riservato all’Hotel Vivanta Guwahati 5*. Guwahati, importante porta d’accesso al Nord-Est dell’India, sarà il nostro primo contatto con l’Assam, regione di frontiera ricca di umidità, vegetazione e umori orientali. Cena e pernottamento in hotel.

Prima colazione in hotel. Partenza in direzione del confine bhutanese. Arrivo a Daranga, città di confine sul lato indiano. Dopo il disbrigo delle formalità di frontiera, proseguimento per Samdrup Jongkhar, primo assaggio di questo regno himalayano che ha saputo custodire con straordinaria coerenza la propria identità culturale. Pranzo in corso di trasferimento. Sistemazione all’hotel TLT a Samdrup Jongkhar. Cena e pernottamento.

Prima colazione in hotel. Lasciata l’India, si entra nel Bhutan orientale, meno conosciuto e per questo ancor più prezioso, dove il paesaggio cambia gradualmente e la strada comincia a insinuarsi fra colline, foreste e piccoli villaggi. Si intraprende oggi uno dei trasferimenti più significativi del viaggio, risalendo i rilievi verso Trashigang, principale centro della regione. Il percorso, lungo ma di grande suggestione, attraversa ambienti naturali di notevole varietà, tra vallate profonde, pendii coltivati e boschi montani. Pranzo in corso di trasferimento. Arrivo a Trashigang, dove hanno inizio le celebrazioni del celebre Tshechu, una delle feste religiose più intense e coinvolgenti del Paese. Prime impressioni di questa atmosfera di devozione, colori e presenza comunitaria. Sistemazione all’hotel. Cena e pernottamento in hotel.

Prima colazione in hotel. Intera giornata dedicata al Trashigang Tshechu, una delle più importanti e partecipate celebrazioni religiose del Bhutan orientale. Il festival si tiene all’interno del Trashigang Dzong, noto come la “Fortezza della Collina Auspiciosa”, costruito nel 1659 in posizione strategica sopra i fiumi Drangme Chhu e Gamri Chhu. La fortezza fu eretta in seguito alla profezia di Zhabdrung Ngawang Namgyal e per secoli ha svolto al tempo stesso funzioni difensive, amministrative e religiose. Ancora oggi resta un centro essenziale della vita del distretto: non è soltanto un monumento, ma uno spazio vivo, in cui continuano a convivere autorità civile, comunità monastica e celebrazioni collettive. Questa centralità spiega anche perché il Trashigang Tshechu non sia un evento periferico, bensì il cuore simbolico di un’intera regione.

Nel corso della giornata si assisterà alle danze rituali in maschera, le celebri cham, eseguite nel cortile dello dzong secondo una tradizione che nel Bhutan non ha carattere folklorico, ma pienamente religioso. I costumi sontuosi, le maschere lignee, i copricapi cerimoniali, il ritmo dei tamburi e dei cimbali, la lenta scansione coreografica dei movimenti restituiscono visivamente episodi, simboli e insegnamenti legati a Guru Rinpoche (Padmasambhava), figura centrale nella diffusione del Buddhismo Vajrayana nell’area himalayana. Partecipare a uno tshechu significa infatti non soltanto assistere a una festa, ma entrare in un tempo sacro, nel quale la comunità si raccoglie per ricevere benedizioni, rinnovare la memoria religiosa e condividere un patrimonio spirituale ancora pienamente vissuto.

Il Trashigang Tshechu è inoltre uno dei momenti più eloquenti per cogliere il volto umano del Bhutan orientale: qui convergono popolazioni e villaggi diversi, comprese le comunità dei Brokpa delle valli di Merak e Sakteng, insieme a fedeli provenienti da altri distretti della regione. La giornata trascorre così fra riti, incontri, colori e osservazione partecipe, in un contesto di rara autenticità, dove il viaggio si fa davvero esperienza di una cultura ancora radicata nei suoi gesti essenziali. Pranzo in corso di visite. Al termine delle celebrazioni, rientro in hotel. Cena e pernottamento.

All’alba assisteremo a uno dei momenti più solenni e toccanti del festival: l’esposizione del Thongdrel, il grande drappo sacro che viene srotolato nelle prime ore del mattino e mostrato ai fedeli come gesto di benedizione collettiva. Prima colazione in hotel. Partenza per Mongar. Lasciata Trashigang e il suo territorio, cui appartiene anche la fertile valle di Radi, la strada si inoltra in uno scenario montano di straordinaria bellezza, lungo un percorso dal paesaggio mutevole, in cui le zone più miti lasciano gradualmente spazio a pendii più severi e d’altura, fra villaggi disseminati sui versanti, terrazze coltivate e scorci di grande respiro.

Lungo il tragitto si raggiunge Chazam, dove si incontra il celebre ponte di ferro, il cui nome ricorda l’antico ponte a catene del XV secolo e che la tradizione locale associa alla memoria del grande costruttore tibetano Thangtong Gyalpo, figura leggendaria dell’Himalaya buddhista. Attraverso una deviazione si raggiunge quindi il Drametse Goemba, il monastero più grande e importante del Bhutan orientale, fondato nel 1511 dalla nipote di Pema Lingpa e tuttora centro eminente della tradizione Nyingma; il luogo è inoltre legato alla celebre Drametse Ngacham, la danza rituale dei tamburi riconosciuta dall’UNESCO quale patrimonio culturale immateriale. Rientrati sulla strada principale, si prosegue valicando il passo Kori La, a circa 2.450 metri, tra foreste, muri mani e chorten, per poi continuare verso Mongar. Pranzo in corso di trasferimento.

Arrivo nel pomeriggio a Mongar, cittadina posta a circa 1.600 metri di altitudine e spesso definita la porta del Bhutan orientale. Sistemazione al Wangchuk Resort. Cena e pernottamento.

Dopo la prima colazione, partenza da Mongar, cittadina dell’est bhutanese situata a circa 1.600 metri di altitudine, in un’area che appartiene al ricco mosaico linguistico dell’oriente del Paese, dove il Tshangla è largamente diffuso accanto ad altre parlate locali, fra cui il Kurtöp. La regione è inoltre nota per le sue tradizioni artigianali, in particolare per la lavorazione del legno, e per la coltivazione della citronella (lemongrass), da cui si ricava un apprezzato olio essenziale. Lasciata la cittadina, si prosegue attraverso la regione di Lingmethang, tra foreste di pini e cipressi, con una breve sosta allo Zhongar Dzong, grande rovina medievale che domina la valle fra Lingmethang e Thidangbi e che ancora oggi testimonia l’antica importanza strategica di questo tratto del Bhutan orientale.

Si continua quindi risalendo i rilievi che separano il Bhutan orientale da quello centrale, in un paesaggio sempre più raccolto e silenzioso, fino a valicare il Thrumshing La, passo d’alta montagna situato a circa 3.800 metri, uno dei più elevati e spettacolari del Paese. Sul versante di Bumthang si apre quindi la splendida vallata di Ura, una delle quattro grandi valli della regione, posta a circa 3.100 metri di altitudine e considerata una delle più scenografiche del Bhutan centrale. Qui si visita il villaggio, con il suo bellissimo monastero buddhista, circondato da tipiche fattorie bhutanesi che meritano davvero di essere viste, in un contesto di grande armonia paesaggistica e di intatta autenticità rurale. Pranzo in corso di escursione.

Nel pomeriggio si riprende il cammino verso Jakar, centro principale della valle di Choekhor e fulcro della regione di Bumthang, una delle aree più amate e spiritualmente più importanti del Bhutan. Il tragitto si svolge tra alture, foreste e passi montani, fino a raggiungere un paesaggio di grande compostezza, dove templi antichi, case tradizionali e ampie vallate coltivate sembrano appartenere a un’altra misura del tempo. Arrivo a Jakar e sistemazione al Valley View Resort. Cena e pernottamento.

Dopo la prima colazione, inizio delle visite nella valle di Bumthang, considerata il cuore spirituale del Bhutan. Ci si reca anzitutto allo Jakar Dzong, la celebre “fortezza dell’uccello bianco”, che domina dall’alto la valle di Choekhor. Inizialmente costruito come monastero nel 1549, fu trasformato in dzong quando lo Zhabdrung consolidò il proprio potere nel 1646; oggi ospita il centro amministrativo dell’intera regione di Bumthang e le residenze dell’ordine monastico regionale. Il suo profilo severo e luminoso, sospeso sopra il paesaggio rurale della valle, restituisce con immediatezza quella sintesi bhutanese di autorità religiosa, potere civile e armonia architettonica che rende così singolari i grandi complessi fortificati del Paese.

Si prosegue quindi con la visita del Jambay Lhakhang, la cui origine risale al VII secolo. La tradizione lo annovera fra i 108 templi fatti edificare in un solo giorno dal re tibetano Songtsen Gampo, nel 659, per immobilizzare l’orchessa che ostacolava la diffusione del Buddhismo; si ritiene infatti che questo santuario sorga in corrispondenza del ginocchio sinistro della diavolessa. È considerato, insieme al Kyichu Lhakhang di Paro, uno dei più antichi e venerati siti buddhisti del Bhutan; Kyichu, che visiteremo l’ultimo giorno, sarebbe posto invece a bloccare il piede sinistro della stessa figura demoniaca. Il tempio, visitato anche da Guru Padmasambhava e legato alle più remote origini della presenza buddhista nel Paese, conserva ancora oggi un’aura di sacralità arcaica e raccolta.

La visita prosegue al Kurjey Lhakhang, altro luogo sacro di primaria importanza, formato da tre templi. Il più antico, sulla destra, fu costruito nel 1652 presso la roccia dove Guru Padmasambhava meditò nell’VIII secolo; il secondo sorge accanto alla grotta nella quale, secondo la leggenda, il Guru lasciò impressa sulla pietra l’impronta del proprio corpo — da cui il nome del complesso, poiché kur significa “corpo” e jey “impronta”. Il terzo tempio fu edificato dalla Regina Madre Ashi Kesang Choeden Wangchuck. Tutti e tre sono racchiusi entro un muro ornato da 108 chorten, che accrescono il senso di raccoglimento e di solennità del luogo. Al termine delle visite, pranzo in corso di escursione.

Nel pomeriggio si effettua quindi una breve escursione a piedi, sul lato opposto del fiume, fino al monastero di Tamshing, fondato nel 1501 dal grande santo buddhista e rivelatore di tesori Tertön Pema Lingpa. Retto dalla sua attuale reincarnazione, esso è considerato il più importante centro Nyingmapa del Bhutan e custodisce affreschi di straordinaria importanza storica e iconografica, fra cui i Mille Buddha e le Ventuno Tara, manifestazione femminile del Bodhisattva della compassione. In questo monastero, appartato e austero, la grande tradizione spirituale di Bumthang appare ancora intimamente legata alla memoria viva dei maestri che ne hanno plasmato l’identità religiosa. Rientro al lodge. Cena e pernottamento.

Dopo la prima colazione, partenza per Trongsa, storica roccaforte del potere bhutanese e luogo strategico posto al centro del Paese. Si lascia così la regione di Bumthang, articolata nelle quattro vallate di Choekhor (Jakar), Tang, Ura e Chumey, unanimemente considerata il cuore spirituale del Bhutan per l’eccezionale concentrazione di santuari, monasteri e memorie religiose. Superato il passo Yotong, a circa 3.425 metri di altitudine, la strada discende verso la valle di Chumey fino al villaggio di Zungney, dove si potrà visitare il centro tessile noto per la produzione degli indumenti di lana yathra, spessi tessuti policromi che costituiscono una delle espressioni più caratteristiche dell’artigianato di Bumthang e di un sapere tramandato di generazione in generazione. Proseguimento quindi verso Trongsa, attraverso un paesaggio montano di grande suggestione, fino a raggiungere la cittadina, posta a circa 2.200 metri, in spettacolare posizione sopra la gola del Mangde Chhu. Arrivo al Tendel Resort, assegnazione delle camere riservate. Pranzo in hotel.

Nel pomeriggio visita del magnifico Trongsa Dzong, fra i complessi architettonici più imponenti e scenografici del Bhutan, strettamente legato alla costruzione della storia politica del Paese. Per secoli, infatti, l’unica grande via di collegamento tra il Bhutan orientale e quello occidentale passava proprio da qui, e in origine attraversava lo dzong stesso, che esercitava così un controllo decisivo sul traffico di merci e persone. Dimora ancestrale della famiglia reale, Trongsa fu il centro del potere dei Penlop di Trongsa; da qui governarono anche i primi due monarchi ereditari del Bhutan, e ancora oggi la tradizione vuole che il principe ereditario assuma formalmente il titolo di Trongsa Penlop prima di ascendere al trono. Il complesso, fondato nel 1647-1648 da Zhabdrung Ngawang Namgyal e ampliato in epoche successive, si distende su più livelli lungo il fianco della collina e custodisce oltre venticinque lhakhang, in un intreccio di cortili, scalinate, corridoi e spazi sacri che ne accrescono il fascino monumentale.

Si sale quindi passeggiando fino alla Ta Dzong, costruita nel 1652 da Chogyal Minjur Tempa, primo governatore di Trongsa, come torre di guardia posta in posizione dominante sopra il dzong. Convertita nel 2008 in Royal Heritage Museum, essa conserva e illustra alcuni dei momenti più significativi della storia bhutanese e del ruolo fondamentale svolto dalla monarchia, attraverso gallerie dedicate ai sovrani Wangchuck, ai maestri spirituali e ai simboli della regalità. Tra i reperti più celebri figurano la Raven Crown e importanti oggetti legati a Jigme Namgyel e ai primi re del Bhutan. Al termine delle visite, sistemazione in hotel. Cena e pernottamento.

Dopo colazione, partenza da Trongsa, antica capitale storica del Bhutan e cuore geografico del Regno, da dove per secoli si controllavano le comunicazioni tra l’est e l’ovest del Paese. Lasciata la vallata, la strada si inoltra tra foreste di conifere e rilievi sempre più severi; lungo il percorso si incontra Chendebji Chorten, importante monumento religioso della regione centrale, costruito nel XVIII secolo dal lama tibetano Shida e modellato sul celebre stupa di Boudhanath a Kathmandu. La tradizione vuole che esso sia stato edificato nel luogo in cui venne soggiogato uno spirito maligno, quasi a sigillare con la forma bianca e perfetta dello stupa una soglia di passaggio fra mondi visibili e invisibili. Proseguendo, si raggiunge il passo Pele La, a oltre 3.400 metri di altitudine, uno dei più elevati lungo l’asse stradale trasversale del Bhutan, segnato da bandiere di preghiera, boschi d’altura e grandi conifere cui si aggrappano licheni argentei, nel paesaggio delle Black Mountains e delle aree protette del Bhutan centrale.

Nei pressi del passo, tra pini e cedri, una diramazione si stacca dalla strada principale e conduce alla vasta e appartata valle di Phobjikha, o Gangtey, una suggestiva valle glaciale a forma di U, fra le più scenografiche dell’intero Bhutan. Situata a circa 2.900-3.000 metri di altitudine, essa è protetta per il suo straordinario patrimonio ambientale ed è soprattutto nota come rifugio invernale delle rarissime gru dal collo nero, che giungono qui dal Plateau tibetano tra la fine di ottobre e l’inizio dell’inverno. Il paesaggio, di una bellezza quasi irreale, alterna ampie praterie, zone umide, fattorie, pittoresche case tradizionali, sorgenti, corsi d’acqua e una ricca presenza di uccelli, mammiferi e flora d’altura, componendo uno scenario di intatta armonia che conserva ancora oggi un carattere quasi medievale.

La misteriosa valle di Gangtey, immersa nel silenzio e nella luce rarefatta degli altipiani bhutanesi, è uno dei luoghi più affascinanti del Paese e una delle tappe più memorabili dell’intero itinerario. Pranzo durante il tragitto. All’arrivo, sistemazione al Gakiling Guest House. Cena e pernottamento.

Dopo la prima colazione, visita di Gangtey Goemba, uno dei più significativi complessi monastici del Bhutan e principale sede della tradizione di Pema Lingpa nell’ambito della scuola Nyingmapa, la più antica fra le grandi correnti del buddhismo tibetano. Magnificamente affacciato sulla vasta valle di Phobjikha, il monastero fu fondato nel 1613 da Gyalse Pema Thinley, nipote del celebre tertön Pema Lingpa, e resta ancora oggi un luogo di profonda autorità spirituale, sede del Gangtey Trulku e di uno shedra per gli studi buddhisti. Nella severa armonia della sua architettura e nel silenzio luminoso dei paesaggi circostanti, la dimensione contemplativa del viaggio trova qui una delle sue espressioni più alte.

Al termine della visita, partenza per Wangdue Phodrang, scendendo gradualmente dagli ampi orizzonti d’altura di Gangtey verso vallate più miti e fertili. Pranzo durante il tragitto. Prima di raggiungere il resort, sosta per la visita del suggestivo Wangdue Phodrang Dzong, fondato nel 1638 in spettacolare posizione dominante su un alto crinale tra il Punatsang Chhu e il Dang Chhu, per secoli centro civile e religioso di primaria importanza nella storia del Bhutan. Gravemente danneggiato dal grande incendio del 2012, lo dzong è stato ricostruito e nuovamente consacrato nel 2022, tornando così a imporsi con la sua inconfondibile silhouette sulla valle.

Quindi sistemazione al Namsay Phodrang, piacevole struttura in posizione panoramica situata di fronte allo dzong, da cui si godono splendide vedute su Wangdue, sui rilievi circostanti e sul paesaggio della valle. Cena e pernottamento.

Dopo la prima colazione, partenza per la visita di Chimi Lhakhang, uno dei santuari più amati e venerati della valle di Punakha. Il tempio sorge nei pressi di Lobesa, su un lieve rilievo raggiungibile con una piacevole passeggiata tra campi coltivati e villaggi rurali, in un paesaggio che restituisce con immediatezza il volto più semplice e armonioso del Bhutan agricolo. Fondato nel 1499 da Ngawang Choegyel, il monastero fu eretto in un luogo benedetto dal celebre maestro Drukpa Kunley, il “Divino Folle”, figura anticonvenzionale e carismatica della spiritualità bhutanese. Ancora oggi Chimi Lhakhang è meta di intensa devozione popolare ed è tradizionalmente associato a benedizioni per la fertilità e la nascita dei figli, circostanza che ne accresce il carattere vivo, affettuosamente umano e profondamente radicato nella religiosità quotidiana del Paese.

Al termine della visita, rientro verso la valle e pranzo con vista sul fiume, in un contesto di grande quiete paesaggistica. Nel pomeriggio si prosegue con la visita del magnifico Punakha Dzong, il cui nome completo, Pungthang Dechen Phodrang Dzong, può essere tradotto come “Palazzo della grande felicità”. Considerato da molti il più bello e scenografico del Bhutan, esso fu edificato nel 1637-1638 da Zhabdrung Ngawang Namgyal in una posizione di straordinaria armonia naturale, proprio alla confluenza dei due fiumi Pho Chhu e Mo Chhu, rispettivamente il fiume “maschile” e il fiume “femminile”. Per il clima più mite della valle, il dzong è ancora oggi la sede invernale del Je Khenpo, l’abate supremo del Bhutan, e del corpo monastico centrale; per secoli fu inoltre il cuore religioso e amministrativo del regno. Punakha fu capitale storica del Bhutan fino al trasferimento a Thimphu nel 1955, e nel 1953 vi si tenne la prima Assemblea Nazionale del Paese.

Secondo la tradizione, Guru Rinpoche aveva profetizzato che un uomo di nome Namgyal sarebbe giunto su una collina simile a un elefante; proprio in quel luogo sorgeva il piccolo Dzong Chung, che custodiva una statua del Buddha. Si narra inoltre che lo Zhabdrung ordinasse al grande architetto Zowe Palep di dormire davanti a quella statua, affinché gli apparisse in sogno il palazzo celeste di Guru Rinpoche a Zangdopelri: al risveglio, l’architetto avrebbe così concepito il progetto del nuovo dzong in perfetta consonanza con la visione ricevuta. Nonostante i gravi danni subiti nei secoli a causa di incendi, terremoti e, in tempi più recenti, della devastante piena del 1994 provocata dallo svuotamento di un lago glaciale sul Pho Chhu, il complesso è stato sempre restaurato con estrema cura. La torre centrale, l’utse, alta sei piani, domina l’intero insieme architettonico; il Punakha Dzong custodisce inoltre alcune fra le reliquie più venerate del Bhutan, tra cui il Rangjung Kharsapani, immagine auto-manifestata di Avalokiteshvara, e le sacre spoglie dello Zhabdrung. In questa fortezza-tempio, densa di memoria dinastica e religiosa, i sovrani del Bhutan sono stati tradizionalmente incoronati e i più alti dignitari spirituali hanno inaugurato il proprio mandato con solenni offerte e preghiere.

Si prosegue infine con la visita al Sangchhen Dorji Lhuendrup Lhakhang, magnificamente situato su un crinale panoramico dominante le vallate di Punakha e Wangdue Phodrang. In questo luogo raccolto e luminoso vive, studia e medita una comunità di monache: il complesso comprende il tempio principale, un chorten ispirato nelle forme al grande stupa di Boudhanath, e gli spazi destinati alla vita religiosa, allo studio e alla formazione. Il santuario custodisce anche una grande statua bronzea di Avalokiteshvara, realizzata da artigiani bhutanesi, e offre così l’occasione di cogliere un aspetto essenziale del Bhutan contemporaneo, dove la tradizione spirituale continua a essere vissuta con naturalezza, disciplina e intensa partecipazione comunitaria. Rientro in hotel. Cena e pernottamento.

Dopo la prima colazione, partenza da Wangdue Phodrang in direzione di Thimphu. La strada attraversa la fertile valle di Punakha e prosegue poi in graduale salita verso i villaggi di Lobesa, Thinleygang e Lumitsawa, inoltrandosi tra boschi d’altura e paesaggi sempre più raccolti, fino a raggiungere il celebre passo Dochula, situato a circa 3.100 metri di altitudine. Nelle prime ore del mattino vi sono maggiori possibilità che il cielo sia limpido e che si apra davanti allo sguardo una delle più suggestive vedute dell’Himalaya bhutanese, con le cime del Masang Gang (7.194 m), del Tsendav Gang (6.994 m), del Teri Gang (7.304 m), dello Jejekangphu Gang (7.190 m), dello Zongphu Gang (7.094 m) e, sullo sfondo, del Gankar Punsum, la montagna più alta del Bhutan. Sul valico, tra innumerevoli bandiere di preghiera, sorgono i celebri Druk Wangyal Chortens, il gruppo di 108 stupa voluto dalla Regina Madre Ashi Dorji Wangmo Wangchuck; attorno al chorten più antico si notano inoltre numerosi piccoli tsa-tsa votivi, tradizionalmente modellati in argilla e talvolta associati, nei contesti funerari, alla memoria dei defunti. Il numero 108, particolarmente sacro nel buddhismo, ritorna nelle formule di preghiera, nelle ruote di preghiera e nelle offerte votive.

Dal passo si discende quindi verso Thimphu, capitale del Regno, adagiata in una vasta vallata attraversata dal Wang Chhu. Lungo il percorso, si raggiunge anzitutto Simtokha, poco fuori città, dove si incontra il primo dzong fatto edificare da Zhabdrung Ngawang Namgyal nel 1629, in posizione strategica a dominio dell’intera valle di Thimphu. Oggi il complesso, noto anche come Sangak Zabdhon Phodrang, ospita un istituto di studi linguistici e culturali; singolare è la sua torre centrale, impostata su dodici lati, caratteristica unica nell’architettura fortificata bhutanese. Dopo il pranzo in un ristorante locale si prosegue per Kuenselphodrang, dove sorge la monumentale statua del Grande Buddha, il Buddha Dordenma, una delle più imponenti statue sedute del Buddha al mondo, collocata in posizione panoramica sopra la valle e affacciata sull’ingresso meridionale di Thimphu. Da qui lo sguardo abbraccia l’intera capitale e il suo ampio anfiteatro montano, offrendo una sintesi visiva perfetta del Bhutan contemporaneo, sospeso tra devozione, misura e paesaggio. Dopo una passeggiata per lo shopping nel centro della capitale, arrivo all’Hotel Access Suite, assegnazione delle camere riservate. Cena e pernottamento.

Colazione in hotel. Intera giornata di visite a Thimphu. La giornata si apre con la visita al National Memorial Chorten, nel cuore di Thimphu, il luogo di culto più frequentato dalla popolazione locale e uno dei simboli spirituali del Bhutan contemporaneo. Ideato dal terzo Druk Gyalpo, Jigme Dorji Wangchuck, come monumento dedicato alla pace nel mondo e alla prosperità, fu completato nel 1974, dopo la sua prematura scomparsa, per iniziativa della Regina Madre Ashi Phuntsho Choden Wangchuck. Al tempo stesso memoriale del sovrano, considerato il padre del Bhutan moderno, e monumento universale alla pace, il chorten si presenta con il suo candore assoluto, ravvivato da raffinati dettagli dorati e dall’alto pinnacolo che lo rende immediatamente riconoscibile nello skyline cittadino. Qui i bhutanesi si raccolgono quotidianamente per pregare, far girare le ruote di preghiera e sostare in devozione davanti agli altari interni; statue, dipinti, mandala e sculture di tradizione tantrica restituiscono un pantheon buddhista ricco e complesso, nel quale divinità benevole e irate, protettrici e punitrici, convivono in una visione religiosa stratificata, dove bene e male non si oppongono in modo netto, ma spesso si sovrappongono e si intrecciano in una forma di devozione popolare profondamente vissuta.

Si prosegue con la visita al National Institute for Zorig Chusum, istituto creato per preservare e promuovere le arti tradizionali del Bhutan. L’espressione “Zorig Chusum”, cioè “Tredici Mestieri”, riassume il nucleo delle arti e delle tecniche che definiscono da secoli l’identità culturale del Paese: pittura tradizionale, scultura, intaglio del legno, calligrafia, fabbricazione della carta, fusione del bronzo, ricamo, tessitura, carpenteria, muratura, intreccio di bambù e canna, lavorazione dell’oro e dell’argento. È uno dei luoghi più significativi per comprendere come il Bhutan abbia saputo custodire la propria tradizione artistica senza trasformarla in un relitto del passato, ma continuando invece a trasmetterla come sapere vivo. Dopo un passaggio all’Ufficio Postale, si visita quindi il Tashichho Dzong, autentico cuore pulsante del Paese: qui si trovano la sala del trono, gli uffici governativi e ministeriali, il più importante complesso monastico della capitale e la sede estiva di Sua Santità il Je Khenpo, guida spirituale suprema del Bhutan e massima autorità religiosa della scuola Drukpa Kagyu. Affacciato sulla riva occidentale del Wang Chhu, il dzong incarna con particolare evidenza quell’armonioso intreccio fra autorità civile e dimensione religiosa che costituisce uno dei tratti più peculiari della cultura bhutanese.

Dopo il pranzo in un ristorante locale, ci si reca nell’area di Motithang, dove sorge la riserva originariamente istituita come piccolo zoo sotto il patrocinio di Sua Maestà il Quarto Re, Jigme Singye Wangchuck, per osservare il takin, l’animale nazionale del Bhutan, chiamato localmente “Drong Gimtsey”. La sua singolare origine mitologica viene fatta risalire, secondo la credenza popolare, al santo buddhista del XV secolo Lama Drukpa Kunley, il celebre “Divino Pazzo”, figura errante, visionaria e amatissima dell’immaginario bhutanese: narra la leggenda che, dopo aver chiesto per il proprio pasto una capra e una vacca, egli ne ricompose le ossa unendo il capo della prima al corpo della seconda, dando così origine a questa creatura straordinaria. Segue la visita alla fabbrica della carta: l’arte della carta fatta a mano in Bhutan risale tradizionalmente all’VIII secolo e fu a lungo legata soprattutto all’ambito religioso, poiché su questa carta venivano copiati testi sacri e manoscritti rituali. Ancora oggi essa costituisce un elemento importante nella conservazione del patrimonio culturale del Paese. Durante la visita viene illustrato il processo di fabbricazione, al termine del quale sarà possibile acquistare articoli da regalo presso il negozio annesso. La giornata si conclude con una visita al Centenary Farmers Market, il grande mercato del fine settimana di Thimphu, vivace punto d’incontro fra produttori, commercianti e abitanti della valle. Rientro in hotel. Cena e pernottamento.

Dopo la colazione, partenza per Paro, elegante vallata del Bhutan occidentale situata a circa un’ora di strada da Thimphu, la capitale del Regno, adagiata a 2.330 metri in un’ampia conca attraversata dal Wang Chu. Lungo il percorso si raggiunge Chuzom, la confluenza dei fiumi Paro Chu e Thimphu Chu, luogo di particolare rilievo paesaggistico e simbolico, contrassegnato da tre chorten nei diversi stili bhutanese, tibetano e nepalese. Secondo la tradizione, tali monumenti furono collocati qui per allontanare gli influssi nefasti attribuiti all’incontro delle acque. Il chorten, corrispondente tibetano dello stupa, è il monumento reliquiario del buddhismo: custodisce reliquie sacre ed è, al tempo stesso, simbolo della mente illuminata e del cammino verso il risveglio. Poco oltre, sosta al monastero di Tachogang o Tamchog Goenpa, il “Tempio del Cavallo Eccellente”, legato alla figura di Thangtong Gyalpo, il celebre santo, architetto e costruttore di ponti di ferro, al quale la tradizione attribuisce la costruzione di 58 ponti sospesi in area himalayana, otto dei quali in Bhutan. Qui si conservano ancora le antiche catene di ferro come preziosa memoria sacra del luogo.

Arrivo a Paro, cittadina posta a circa 2.250 metri di altitudine. Attraversando il tradizionale ponte coperto in legno sul Paro Chu, noto come Nyamai Zampa, si raggiunge il magnifico Paro Dzong, edificato nel 1646 da Zhabdrung Ngawang Namgyal e conosciuto anche come Rinpung Dzong, ossia la “fortezza del mucchio di gioielli”. Centro dell’autorità civile e religiosa dell’intera vallata, è considerato uno dei più straordinari esempi dell’architettura bhutanese. Sulla collina sovrastante si eleva il suggestivo Ta Dzong, l’antica torre di guardia. In questo straordinario complesso furono inoltre girate alcune scene del film “Il piccolo Buddha” di Bernardo Bertolucci. Arrivo all’Hotel Tashi Namgay Resort. Cena e pernottamento in hotel.

Dopo la colazione è prevista l’escursione allo spettacolare monastero di Taktsang, il celebre “Nido della Tigre”, divenuto il luogo simbolo di questo esoterico Paese. Ci si dirige a nord della valle di Paro fino a Ramthangkha, da dove, a circa 2.600 metri di altitudine, ha inizio la salita al monastero; il tempo previsto per la camminata è di circa 3-4 ore, cui si aggiungono le soste e la visita. Il sentiero si arrampica attraverso una splendida foresta di pini, tra bandiere di preghiera che sventolano nel vento, fino a raggiungere il complesso monastico, arroccato a oltre 3.100 metri su una parete rocciosa che domina la valle. Grazie ai permessi di visita predisposti, sarà possibile accedere al monastero. Secondo la tradizione, Guru Padmasambhava, venerato come Guru Rinpoche e figura decisiva nella diffusione del Buddhismo Vajrayana in Bhutan, giunse qui nell’VIII secolo in forma di Guru Dorji Drolo, cavalcando una tigre o, secondo un’altra versione, la sua consorte trasformatasi in tigre, e meditò nelle grotte sacre del sito. Il luogo fu visitato nel 1646 da Zhabdrung Ngawang Namgyal, mentre il monastero attuale venne edificato alla fine del Seicento ed è oggi considerato uno dei santuari più sacri e venerati del Bhutan: ogni bhutanese, secondo la devozione popolare, dovrebbe salirvi almeno una volta nella vita. Dopo la visita si scende alla caffetteria di Taktsang per il pranzo.

Nel pomeriggio ci si reca a nord di Paro per visitare Kyichu Lhakhang, complesso formato da due templi e annoverato fra i luoghi di culto più antichi e più sacri del Bhutan. Il primo, risalente tradizionalmente al VII secolo, è attribuito al re tibetano Songtsen Gampo, che, secondo la leggenda, lo fece erigere per immobilizzare il piede sinistro della diavolessa che ostacolava la diffusione del Buddhismo; il secondo fu invece fatto costruire nel 1968 dalla Regina Madre Ashi Kesang Choden Wangchuck. In questo luogo raccolto e venerato, dove la devozione si manifesta ancora oggi nel lento pellegrinare dei fedeli, si percepisce con particolare evidenza il legame profondo tra storia, mito e spiritualità che attraversa l’intero Bhutan. Rientro in Hotel. Cena e pernottamento in hotel.

Colazione in hotel. Trasferimento in aeroporto e partenza con il volo di linea Druk Air KB 200 alle 09:40 per Delhi con arrivo alle 11:30. Dopo il disbrigo delle formalità aeroportuali, incontro con l’assistenza locale e trasferimento per il pranzo in ristorante locale.

Nel pomeriggio, visita guidata di Nuova Delhi, con particolare attenzione allo spettacolare complesso del Qutub Minar, uno dei luoghi più emblematici della capitale indiana e Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. La grande torre in arenaria rossa, innalzata agli inizi del XIII secolo pochi chilometri a sud dell’antica Delhi, raggiunge i 72,5 metri di altezza e si distingue per l’elegante alternanza di scanalature, iscrizioni coraniche e raffinati motivi decorativi indo-islamici. Il complesso comprende anche la moschea Quwwat-ul-Islam, fra le più antiche testimonianze monumentali dell’Islam nell’India settentrionale, insieme a resti, cortili, colonne scolpite e architetture che raccontano il passaggio decisivo dalla Delhi dei regni hindu alla nuova stagione del Sultanato.

La visita al Qutub Minar permette così di avvicinarsi a uno dei grandi crocevia della storia indiana: un luogo in cui pietra, potere e religione si sovrappongono in un linguaggio architettonico di rara suggestione, capace di restituire, ancora oggi, la complessità culturale della Delhi medievale.

Al termine delle visite, sistemazione presso il Roseate House New Delhi 5*, elegante struttura contemporanea situata nell’area di Aerocity, a breve distanza dall’aeroporto internazionale Indira Gandhi. Cena e pernottamento in hotel.

Prima colazione in hotel. La giornata è dedicata alla visita guidata di Delhi, città immensa e stratificata, dove la memoria dell’India moghul, l’eredità coloniale britannica e la spiritualità del subcontinente convivono in un paesaggio urbano di straordinaria intensità.

La mattinata inizia con la visita di Old Delhi, l’antica Shahjahanabad, cuore della città fondata nel XVII secolo dall’imperatore moghul Shah Jahan. Si raggiunge anzitutto Raj Ghat, il luogo della cremazione di Mahatma Gandhi, oggi trasformato in un memoriale sobrio e profondamente evocativo. Una semplice piattaforma di marmo nero, circondata da prati e alberi, ricorda il punto in cui il corpo del Mahatma fu cremato nel 1948; accanto arde una fiamma perenne, simbolo della sua eredità di pace, verità e non violenza.

Si prosegue quindi verso la Jama Masjid, la grande Moschea del Venerdì, una delle più imponenti dell’India. Costruita per volontà di Shah Jahan a partire dal 1644, la moschea domina il tessuto fitto e brulicante di Old Delhi con le sue cupole, i portali monumentali e i due alti minareti in arenaria rossa e marmo bianco. Dal suo vasto cortile, capace di accogliere migliaia di fedeli, si apre lo sguardo verso l’imponente Forte Rosso, altra grande testimonianza della stagione moghul di Delhi.

La visita prosegue con una panoramica degli esterni dei palazzi governativi di Nuova Delhi, cuore monumentale dell’India contemporanea. Lungo l’asse urbano concepito in età britannica si ammirano, dall’esterno, la Rashtrapati Bhavan, residenza ufficiale del Presidente dell’India, e il Sansad Bhavan, il palazzo del Parlamento. La Rashtrapati Bhavan, progettata da Edwin Lutyens e completata nel 1929, nacque come residenza del Viceré britannico e divenne, dopo l’indipendenza, uno dei simboli più solenni della Repubblica indiana.

La visita successiva è al Gurdwara Bangla Sahib, uno dei più importanti templi sikh di Delhi, riconoscibile per la candida architettura in marmo, la cupola dorata e il grande bacino sacro, il sarovar, attorno al quale i fedeli sostano in preghiera. Il santuario è legato alla memoria dell’ottavo Guru sikh, Guru Har Krishan, che secondo la tradizione soggiornò in questo luogo durante una terribile epidemia di vaiolo, offrendo conforto e aiuto alla popolazione. La visita permette di avvicinarsi alla spiritualità dei devoti sikh e al principio del langar, la cucina comunitaria gratuita, dove volontari preparano ogni giorno pasti per migliaia di persone, in uno spirito di servizio, uguaglianza e condivisione. Particolarmente interessante sarà osservare la grande cucina, nella quale vengono mediamente preparati pasti per circa 5.000 persone al giorno.

Pranzo in ristorante locale. Nel pomeriggio, visita guidata del Tempio Akshardham, grande complesso spirituale e culturale dedicato alla tradizione hindu Swaminarayan. Situato nella parte orientale di Delhi, il complesso si presenta come una vasta architettura sacra in arenaria rosa e marmo, riccamente ornata da sculture, colonne, cupole, padiglioni e motivi simbolici ispirati alla tradizione religiosa e artistica dell’India. Akshardham è concepito non soltanto come luogo di culto, ma anche come itinerario culturale attraverso la spiritualità, l’arte, i valori e la memoria dell’India antica. L’ingresso al complesso è gratuito; la fotografia e l’uso di telefoni cellulari o dispositivi elettronici non sono consentiti all’interno, secondo le norme di visita del sito. Al termine delle visite, rientro in hotel. Cena e pernottamento.

Prima colazione in hotel. Trasferimento in aeroporto in tempo utile per il volo di linea Air India AI 137 da Delhi alle ore 14.00. Arrivo a Milano Malpensa alle ore 19.15. Rientro a Padova con pullman riservato. Fine del viaggio.

Quote

Quota base

€6800

Supplemento singola

€950
  • Ass. annullamento in camera doppia: € 340

  • Ass. annullamento in camera singola: € 375

CAMBIO BLOCCATO! Nessun adeguamento valutario sarà applicato. L’iscrizione e la partecipazione al viaggio è regolata dal Contratto di Viaggio.

Domande frequenti

Sull’itinerario

Sì, questo tour prevede guide locali parlanti italiano.

Sì, questo viaggio prevede un transfer in pullman privato da Padova all’aeroporto di Milano, sia all’andata che al ritorno, incluso nel prezzo.

Sì, questo viaggio prevede un accompagnatore dall’Italia che seguirà il gruppo fin dalla partenza.

Sì, tutti i nostri viaggi di gruppo includono i voli di andata e ritorno, compresi di tasse aeroportuali.

Il viaggio è in trattamento di pensione completa. Le bevande non sono comprese ai pasti.

Sì, all’interno del contratto di viaggio c’è un’apposita sezione dedicata proprio alla eventuale richiesta di pasti particolari. Segnalaci le tue preferenze, allergie o intolleranze e provvediamo a farlo presente al nostro corrispondente in loco. Tuttavia è necessario sottolineare che le diete non possono essere mai garantite. In caso di intolleranze alimentari gravi, ricordiamo che non possiamo garantire un ambiente totalmente sterile.

Sull’organizzazione

Per questo viaggio è sufficiente il passaporto con scadenza dopo il 03/06/27 ed il visto online per l’India, del quale ci occuperemo noi.

All’atto della conferma richiediamo un acconto pari al 30% della quota di partecipazione, oltre al costo della polizza annullamento.
Il saldo deve essere versato 40 giorni prima della partenza. Nel caso in cui la prenotazione avvenga entro i 40 giorni prima della partenza richiediamo il saldo totale del viaggio.

Il gruppo sarà composto da massimo 25 partecipanti.

La polizza OBBLIGATORIA di annullamento viaggio, stipulata con EUROP ASSISTANCE, rimborsa la penale di annullamento del viaggio in caso di malattia/infortunio sia del partecipante, che di un suo familiare/contitolare, comprese le malattie preesistenti, cioè le riacutizzazioni imprevedibili di patologie croniche. Le altre cause di annullamento comprese in garanzia sono: danni gravi all’abitazione/luogo di lavoro, revoca delle ferie per licenziamento o nuova assunzione, citazione in tribunale, impossibilità di raggiungere il luogo di partenza per calamità naturale, positività da Covid-19.

Per maggiori informazioni consultare le condizioni dell’assicurazione a questa pagina.

L’assicurazione medica prevede un massimale per spese mediche in viaggio di € 1.000.000.

Certo, possiamo darti una mano a trovarti un compagno di stanza dello stesso sesso. Se dovesse presentarsi un’altra persona aperta alla possibilità, ti avvertiremo e, previo permesso, vi metteremo in contatto così che possiate conoscervi immediatamente. Se andate d’accordo ed acconsentite entrambi, vi iscriveremo al nostro viaggio di gruppo nella stessa camera.
E’ importante ricordare che noi non possiamo garantire di trovare un compagno di stanza, in quanto gli abbinamenti sono possibili solo qualora si presentino persone interessate.

Dettagli

Riguardo al Bhutan…

Informazioni utili

Il Bhutan utilizza il fuso orario GMT+6 per tutto l’anno e non adotta l’ora legale. Rispetto all’Italia la differenza è generalmente di +4 ore durante l’ora legale italiana e di +5 ore nei mesi invernali. Tutto il territorio nazionale segue lo stesso orario ufficiale, comprese la capitale Thimphu, Paro e le principali vallate himalayane.

La corrente elettrica è a 230 Volt con frequenza di 50 Hz, compatibile con gli apparecchi italiani. Le prese più diffuse sono di tipo C, D, F e G.

In molti hotel sono presenti prese universali, ma è comunque consigliabile portare un adattatore universale. La rete elettrica è generalmente affidabile nelle principali località turistiche, anche se nelle zone più remote possono verificarsi occasionali interruzioni.

La lingua ufficiale è lo dzongkha, utilizzato nelle istituzioni e nell’amministrazione pubblica. Nel paese sono inoltre parlate diverse lingue regionali e dialetti locali. L’inglese è ampiamente insegnato nelle scuole ed è molto diffuso nel settore turistico, negli hotel e tra le guide, rendendo generalmente semplice la comunicazione per i visitatori internazionali.

Non sono previste vaccinazioni obbligatorie per i viaggiatori provenienti dall’Italia.

Il prefisso internazionale del Bhutan è +975. La copertura mobile è buona nelle principali vallate e nei centri abitati, ma può essere limitata nelle regioni montane più isolate. Il roaming internazionale è disponibile ma può risultare costoso; è possibile acquistare SIM locali presso gli operatori nazionali per usufruire di servizi voce e dati.

L’accesso ad internet è una delle priorità del governo. Generalmente le linee internet sono lente e costose. Potete utilizzare questo servizio da quasi tutti gli alberghi. Molti alberghi offrono anche il servizio WiFi.

La cucina bhutanese è caratterizzata da sapori intensi e da un ampio utilizzo del peperoncino, considerato un ingrediente fondamentale. Il piatto nazionale è l’ema datshi, preparato con peperoncini e formaggio locale. Sono molto diffusi anche riso rosso, verdure, carne di manzo, pollo e maiale. La cucina riflette le tradizioni himalayane e tibetane, con piatti semplici ma sostanziosi adatti al clima montano.

L’acqua del rubinetto non è generalmente consigliata ai viaggiatori. È preferibile consumare acqua in bottiglia sigillata oppure acqua adeguatamente filtrata o bollita. Anche per lavarsi i denti è consigliabile utilizzare acqua imbottigliata, soprattutto nelle aree rurali. Negli hotel turistici vengono spesso fornite bottiglie d’acqua o sistemi di filtrazione. Durante trekking ed escursioni in montagna è importante portare con sé una scorta adeguata di acqua potabile.

La valuta ufficiale è il Ngultrum Bhutanese (BTN), legato alla Rupia Indiana con valore equivalente. Anche la Rupia Indiana è accettata in gran parte del paese. Gli ATM sono presenti soprattutto nelle città principali, come Thimphu e Paro, ma possono essere meno diffusi nelle aree rurali. È consigliabile avere sempre una disponibilità di contanti durante gli spostamenti.

Le carte di credito sono accettate principalmente negli hotel di categoria medio-alta, nei negozi turistici e in alcune attività delle principali città. Tuttavia, il contante rimane il metodo di pagamento più utilizzato, soprattutto nei piccoli esercizi commerciali e nelle zone rurali. È consigliabile portare con sé una quantità sufficiente di valuta locale per le spese quotidiane e gli acquisti nei mercati tradizionali.

Le mance non sono obbligatorie, ma sono generalmente apprezzate nel settore turistico. Guide, autisti e personale alberghiero ricevono spesso una gratificazione a fine soggiorno o al termine di un tour. Nei ristoranti di fascia internazionale è possibile lasciare una piccola mancia per un servizio particolarmente soddisfacente, anche se non esiste una percentuale standard rigidamente definita.

Nei monasteri non è mai permesso scattare fotografie. Durante la visita agli dzong, invece, è consentito fotografare solo nel cortile e all’esterno degli edifici, ma mai all’interno.

Ricordiamo che il Bhutan è un Paese con profonde radici buddhiste; quindi, è importante adottare un comportamento rispettoso della sensibilità locale (evitare baci e abbracci in pubblico, vestirsi in modo appropriato…).

Per visitare gli dzong, il governo locale richiede un abbigliamento adeguato: maglia a maniche lunghe o camicia/maglietta con colletto, tipo polo, e pantaloni lunghi che coprano le ginocchia.

La vendita e l’acquisto di tabacco sono proibiti in Bhutan. È possibile importare fino a un massimo di 200 sigarette pagando una tassa del 200%. In caso di controlli, è fondamentale essere in grado di presentare la ricevuta doganale alla polizia, altrimenti si rischia di essere accusati di contrabbando, con la possibilità di una pena detentiva fino a tre anni. È vietato fumare vicino a luoghi sacri, dzong e in spazi pubblici come hotel, ristoranti e bar. La ricevuta di pagamento delle tasse è valida solo per un mese dalla data dell’emissione.

Di recente è stato introdotto il divieto assoluto di pubblicizzare, produrre, importare, esportare, trasportare, vendere, distribuire e immagazzinare sigarette elettroniche e prodotti simili. La violazione di questo divieto, anche per la prima volta, può comportare una pena detentiva fino a un anno e una multa che può raggiungere i 1.300 euro. Chi intende viaggiare in Bhutan è quindi invitato a NON portare con sé sigarette elettroniche o prodotti simili.

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Dicono di Noi…
Testimonianze

Le opinioni e le esperienze di chi ha già provato i nostri viaggi di gruppo.

Il nostro viaggio di nozze è stato semplicemente unico, esattamente come lo sognavamo. A Bianca va il nostro più sincero grazie: la sua professionalità, disponibilità e cura nei dettagli hanno reso tutto perfetto. Ci siamo sentiti accompagnati e supportati in ogni momento, con una grande attenzione alle nostre esigenze e desideri.
Non potevamo affidarci a persona ed agenzia migliore: grazie a Doit abbiamo vissuto un’esperienza indimenticabile, senza pensieri e con la certezza di avere sempre un punto di riferimento. Consigliamo a chiunque desideri un viaggio costruito su misura, con passione e dedizione.

Evidentemente questo Giappone ha lasciato il segno!

Non ci crederete, ma stanotte, per quel poco che ho dormito, ho sognato un viale di ciliegi (rosa) e noi due ci passeggiavamo sotto seguendo una lunga fila di persone. Evidentemente questo Giappone ha lasciato il segno!
Yoko ha sempre detto che il nostro è stato un gruppo fortunato… parole sante! vivere e condividere tante esperienze non è mai scontato … a noi è successo!
Grazie a tutti: a Bianca, a Yoko, all’organizzazione e a voi simpatici compagni per aver reso questo Hanami Tour un’avventura indimenticabile!
Laura e Giuliano

Al rientro dal Tour della Cina vogliamo esprimere il nostro elogio per l’organizzazione e la gestione di questo viaggio, fra storia modernità e tradizione, che non ha disatteso le nostre aspettative.

Ottima la scelta delle guide, sia generale (onnipresente, e veramente brava) che locali, degli hotels e dei ristoranti.
Un grazie particolare a Susanna, che con la sua competenza, professionalità disponibilità e simpatia, ha dato un valore aggiunto al tour.
Per noi un’altra esperienza positiva con DOIT, che ripeteremo volentieri in una prossima occasione.
Sergio e Elena

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